9 ottobre 2014: Proclamazione di laurea in Scienze della Formazione Primaria a Padova.La tesi discussa si intitola: “Integrazione lavorativa dei sordi; utopia o realtà?” e riporta il punto di vista dell’integrazione lavorativa dei sordi citando esempi legislativi ed episodi tratti dalla mia esperienza sia personale sia in seno alle attività istituzionali da me svolte nell’Ente Nazionale Sordi della Spezia.

La tesi è disponibile a questo link .

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Integrazione lavorativa dei sordi: perché è ancora un tema aperto

Quando ho scritto la tesi, la domanda “utopia o realtà?” non era una provocazione. Per una persona sorda trovare lavoro, mantenerlo e crescere professionalmente significa spesso scontrarsi con barriere che non sono fisiche ma comunicative: riunioni senza interprete, formazione senza sottotitoli, telefonate obbligatorie, colleghi che non sanno come rivolgersi a chi non sente. Il problema raramente è la competenza della persona sorda; molto più spesso è l’organizzazione che non è pensata per accoglierla.

In questa pagina riassumo i punti principali della tesi e li aggiorno con le novità normative arrivate negli anni successivi, perché il quadro oggi è in parte cambiato.

Le leggi da conoscere

Legge 68/1999 e collocamento mirato

La legge 68 del 1999 (“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”) ha introdotto il collocamento mirato: non basta assumere una persona con disabilità, bisogna inserirla nel posto giusto, valutandone capacità e bisogni. La legge prevede quote di riserva per i datori di lavoro pubblici e privati: un lavoratore con disabilità per le aziende da 15 a 35 dipendenti, due per quelle da 36 a 50, il 7% dei lavoratori occupati oltre i 50 dipendenti. Le persone sorde rientrano tra i beneficiari e possono iscriversi alle liste del collocamento mirato presso i centri per l’impiego.

Il limite, emerso già nella tesi e raccontato anche in una puntata della rubrica D.F.M. (“L.68/99: lavoro assistito, successo garantito?”), è che l’assunzione da sola non garantisce l’integrazione. Senza strumenti di comunicazione adeguati, il rischio è quello di un inserimento solo “sulla carta”.

Accomodamenti ragionevoli

Il decreto legislativo 216/2003 (articolo 3, comma 3-bis) obbliga i datori di lavoro pubblici e privati ad adottare accomodamenti ragionevoli per garantire alle persone con disabilità piena uguaglianza con gli altri lavoratori. Per una persona sorda un accomodamento può essere molto semplice: un interprete LIS nelle riunioni importanti, i sottotitoli nei corsi di formazione, la possibilità di usare email e chat al posto del telefono.

Il riconoscimento della LIS (2021)

Una novità importante rispetto a quando è stata scritta la tesi: con l’articolo 34-ter del decreto Sostegni (decreto-legge 41/2021, convertito dalla legge 69/2021) la Repubblica riconosce, promuove e tutela la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e la LIS tattile (LIST), e riconosce la figura professionale dell’interprete LIS e LIST. È un passo storico, chiesto per decenni dalla comunità sorda, che rafforza il diritto delle persone sorde a comunicare e a lavorare nella propria lingua.

Altri riferimenti utili

  • Legge 95/2006: nella legislazione italiana il termine “sordomuto” è sostituito da “sordo”, un cambiamento anche culturale.
  • Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la legge 18/2009: riconosce il diritto al lavoro su base di uguaglianza e il valore delle lingue dei segni.

Gli ostacoli più comuni sul posto di lavoro

  • Riunioni e formazione: senza interprete o sottotitoli, la persona sorda resta esclusa proprio dai momenti in cui si decide e si impara.
  • Telefono: molte mansioni danno per scontato l’uso della voce, quando email, chat e videochiamate potrebbero sostituirlo.
  • Informazioni informali: le notizie “di corridoio” e le battute in pausa caffè non arrivano, con il rischio di isolamento.
  • Pregiudizi: la convinzione che una persona sorda possa svolgere solo mansioni semplici limita la carriera molto più della sordità stessa.
  • Sicurezza: allarmi solo sonori non raggiungono chi non sente; servono segnali visivi.

Strumenti e tecnologie che aiutano

Rispetto a quando ho discusso la tesi, oggi la tecnologia offre molte più possibilità. Non risolvono tutto, ma rendono più semplice organizzare un ambiente di lavoro accessibile:

  • Videochiamate: permettono di comunicare in LIS a distanza, anche con un interprete collegato da remoto.
  • Sottotitoli e trascrizione automatica: molte piattaforme per riunioni online generano sottotitoli in tempo reale. Sono utili, ma non sempre precisi: per incontri importanti un sottotitolatore professionista o un interprete restano la scelta più sicura.
  • Chat e strumenti di collaborazione: riducono la dipendenza dal telefono e lasciano traccia scritta delle decisioni.
  • Segnalatori luminosi e vibranti: per allarmi, campanelli e notifiche.

Consigli per chi è sordo e cerca lavoro

  • Conosci i tuoi diritti: informati sul collocamento mirato e sugli accomodamenti ragionevoli.
  • Al colloquio puoi chiedere la presenza di un interprete LIS o modalità di comunicazione adatte a te.
  • Spiega in modo concreto quali strumenti ti servono: un datore di lavoro informato è più disposto a collaborare.
  • Fai rete: associazioni, sportelli e altre persone sorde possono condividere esperienze e contatti utili.

Cosa può fare un’azienda

L’integrazione lavorativa funziona quando diventa un progetto condiviso. Alcune azioni concrete:

  1. Chiedere alla persona sorda quali strumenti le servono, invece di decidere al suo posto.
  2. Prevedere un interprete LIS per colloqui, riunioni e momenti formativi importanti.
  3. Sottotitolare video e webinar interni e mettere sempre a disposizione materiali scritti.
  4. Usare canali scritti (email, chat aziendali) come alternativa al telefono.
  5. Fare una breve sensibilizzazione ai colleghi su come comunicare con una persona sorda.
  6. Installare segnalatori luminosi per allarmi e campanelli.

Sono interventi spesso economici, che migliorano la comunicazione per tutti e non solo per chi è sordo.

Domande frequenti

Una persona sorda può iscriversi al collocamento mirato?

Sì. Con il riconoscimento dell’invalidità o della sordità civile e la relativa valutazione, la persona sorda può iscriversi alle liste del collocamento mirato presso il centro per l’impiego della propria zona, che segue l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Il datore di lavoro deve pagare l’interprete LIS?

Dipende dai casi e dagli accordi: l’obbligo di accomodamenti ragionevoli riguarda il datore di lavoro, ma esistono anche servizi e contributi pubblici. Conviene informarsi presso il centro per l’impiego, le associazioni di categoria come l’Ente Nazionale Sordi o un patronato.

Dove posso approfondire?

Oltre alla tesi, sul blog trovi le riflessioni sulle barriere di accessibilità e le interviste della rubrica Segno+, dedicate a persone sorde che hanno raggiunto traguardi professionali e personali.